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“Pasto libero” durante la dieta:  sì o no? Cosa fare dopo?

“Pasto libero” durante la dieta: sì o no? Cosa fare dopo?

Sgarro SI’ o sgarro NO?

La domanda che mi sento fare spessissimo dai miei clienti in studio è relativa alla possibilità di potersi concedere, nell’ambito di un regime ipocalorico, uno “sgarro” e come comportarsi per rimediare senza sensi di colpa.

Nel contesto di una dieta flessibile e salutare anche a livello mentale,  se per sgarro si intende una certa quota di alimenti “proibiti”, per aumentare l’aderenza alla dieta e ottenere in questo modo più risultati, io sono assolutamente favorevole a farlo una volta a settimana.

Durante una dieta ipocalorica o un qualsiasi regime dietetico controllato, ognuno trova i suoi metodi e le strategie per ovviare ad eventuali desideri verso alimenti specifici.

Ma perché abbiamo voglia dei cibi “proibiti”?

Cosa ci fa “desiderare ardentemente” un particolare alimento? La risposta, per farla breve, è duplice: ci sono fattori di carattere fisiologico e fattori di carattere psicologico, che non sono scollegati, bensì uniti in modo inestricabile. L’ipotetica semplificazione di dividere le due cose, infatti, risulterebbe assai complessa: il “desiderio” sembrerebbe qualcosa di prettamente mentale, ma oggi sappiamo che i processi mentali sono interpretabili anche da un punto di vista fisiologico, o meglio, neurobiologico; il desiderio potrebbe essere, dunque, semplicemente la conseguenza di un particolare assetto dei neurotrasmettitori all’interno del nostro cervello.

Durante una dieta ipocalorica, si ha un progressivo esaurimento delle riserve energetiche organiche. Col passare dei giorni, il cervello (la mente?) viene informato di quanto accade a livello periferico tramite una serie di segnali neurochimici che fanno sì che esso si opponga all’ulteriore privazione delle scorte energetiche. I modi in cui il cervello mette in atto questa “rivolta” sono molteplici (abbassamento del metabolismo energetico, aumento dell’assorbimento delle sostanze nutritive ecc.): tra di essi, quello che ci interessa è l’aumento dell’assunzione di cibo.

La prima cosa è il deficit energetico:

Sebbene, come detto, il desiderio in generale e quello verso il cibo in particolare, sembrino processi prettamente mentali, molti studi nonché l’esperienza comune suggeriscono che il motivo che fa scattare la “voglia”, sia un fattore di carattere fisiologico ma questo  nel soggetto “sano”.

Un noto studio del Ricercatore Ancel Keys, ha constatato che individui del tutto normali, posti in determinate condizioni di “quasi digiuno”, potrebbero mostrare comportamenti di tipo patologico rispetto al cibo e ad acquisire fissazioni nei riguardi dello stesso.

Ovviamente altrettanto importanti sono i fattori di natura psicologica :come detto, le due cose sono inscindibili e insieme traducono in azioni  ciò che il corpo vorrebbe comunicarci.

Riconoscere i segnali del proprio corpo:

Quando il nostro organismo invia al cervello il segnale DI FAME sotto la spinta di tutti i segnali provenienti dal mondo esterno su cosa mangiare (pubblicità, riviste etc), la nostra mente lo interpreta come “bisogno di dolci” o “voglia di pizza” o “Nutella”. In realtà (e questo, probabilmente, accadeva in tempi ancestrali) la risposta corretta se fosse vera fame dovrebbe essere indirizzata verso alimenti esistenti in natura, “scritti” nel nostro DNA.

È semplice natura umana: vogliamo ciò che non abbiamo il permesso di avere

se a mio figlio proponessi di regalare un giocattolo che ha fino a quel momento trascurato , state certi che lo vorrà con sé e ricomincerà a giocarci.

Lo stesso accade nella dieta: togliete ad una persona un alimento gradito ma non eccessivamente desiderato e quella persona svilupperà, in breve, una fissazione  per quel cibo.

Arriviamo finalmente al punto:

Lo sgarro programmato o PASTO LIBERO è un qualcosa di irrinunciabile secondo me, inteso come uno pasto PROGRAMMATO durante la settimana dove introdurre una certa quota di calorie o grammi di nutrienti normalmente vietati che abbino la funzione di “rendere tranquilla” la persona.

Se la cosa è ben programmata, il che significa avere un po’ d’occhio su certe tempistiche (una volta a settima), si può fare in modo che questo pasto libero rientri in un contesto dietetico più ampio: in questo modo si dà un po’ di respiro a corpo e mente prevenendo che lo sgarro diventi abbuffata. Il pasto libero non deve essere inteso come “mangiare a più non posso” ma più che altro come un momento di gratificazione personale, di condivisione, che ha lo scopo di evitare frustrazionetristezzaagitazione nelle fasi successive.

Dunque, non solo la persona che segue la dieta si sente meno vincolata ma, sapendo di poter fare uno “sgarro”, il più delle volte non lo fa per via della gratificazione (psicologica) che ottiene sapendo di non averlo fatto.  Inoltre, studi recenti hanno messo in evidenza che non è lo sgarro in se a generare gratificazione ma l’aspettativa dello stesso. Quindi programmare uno sgarro settimanale, crea l’aspettativa e quindi la gratificazione.

Il consiglio pratico è, dunque, organizzare la dieta in modo da poter includere, una volta a settimana, un pasto libero. La cosa importante è rimettersi subito in riga e agevolare in ogni modo lo smaltimento del pasto libero prima possibile. Un aiuto, in questo senso potrebbe venire dalla natura: Assumere un integratore a base di Acido Alfa Lipoico subito dopo il pasto libero (500-600 mg) servirebbe per indurre l’attivazione delle vie del metabolismo dei grassi e migliorare la capacità delle cellule di sottrarre glucosio dal torrente ematico, quando presente in quantità superiori ai livelli basali (accumulato durante il pasto libero). In questo modo le cellule consumano velocemente il glucosio accumulato e ricominciano ad utilizzare grassi durante la dieta.

Altra cosa utile, potrebbe essere quella di assumere un cucchiaio di olio di cocco dopo 12-14 ore dallo sgarro. L’olio di cocco è formato da acidi grassi a catena media, i quali vengono ossidati più velocemente e in maniera più semplice dall’organismo. Questo è importante quando si vuole ripristinare una buona flessibilità metabolica, in quanto permette ai mitocondri di incamerare acidi grassi con cui produrre ATP e quindi indurre l’attivazione delle vie metaboliche predisposte a “bruciare i grassi”.

articolo su olio di cocco 

INTEGRATORE A BASE DI ACIDO ALFA LIPOICO:

BENESSERE OMEGA ANTIOX: oltre a contenere omega 3, contiene 600 mg di Acido alfa lipoico, Vitamina E e Vitamina D.

Maurizio Amato, Naturopata e consulente alimentare

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